Per proseguire il piano di digitalizzazione del Paese, il Governo sembra intenzionato ad affidare la realizzazione dell’infrastruttura in fibra ottica a Enel che garantirebbe la banda ultralarga in tempi celeri sfruttando anche la posa aerea e non solo le linee interrate.

Nelle prossime settimane se ne saprà di più ma, se questa fosse la strada intrapresa, Telecom perderebbe lo scettro del “gestore dell’infrastruttura” e la rete tornerebbe sotto il controllo statale. Lo Stato infatti è azionista di Enel possedendone il 25,5% delle azioni.

Rete ultralarga

Infrastruttura necessaria alla digitalizzazione dell’Italia

La rete in fibra ottica è una infrastruttura necessaria per proseguire con la digitalizzazione del Paese. L’Italia, che lamenta un ritardo tecnologico e di competenze digitali rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea, necessità una infrastruttura capace di supportare lo sviluppo della Pubblica Amministrazione e delle imprese.
E’ dimostrato quanto digitalizzarsi possa incidere in termini di riduzione dei costi dello Stato (ad esempio, attraverso la dematerializzazione degli atti e della documentazione cartacea), in termini di miglioramento dei servizi agli utenti ed in termine di competitività delle imprese che, se sapranno cogliere l’occasione offerta da questa innovazione, avranno un’arma in più per affrontare il mercato italiano ed internazionale.

Come scritto in altri articoli di questo stesso blog, benchè l’investimento si renda necessario, la sola banda ultralarga non basterà a rilanciare le imprese, perchè il tessuto economico del Paese, costituito prevalentemente di PMI, dovrà imparare a sfruttare le potenzialità di questa infrastruttura.

Perchè Enel e non Telecom?

Se sarà davvero Enel e non Telecom a gestire la fibra, lo Stato potrà riappropriarsi almeno in parte del controllo della rete che, a quel punto, non sarà più gestita da una azienda totalmente privatizzata (Telecom) ma sarà amministrata da un ente il cui fine dovrebbe essere (il condizionale è d’obbligo) la posa e la gestione dell’infrastruttura sulla quale gli operatori telefonici, Telecom inclusa, potranno operare a parità di condizioni con maggior beneficio in termini di concorrenza.

Come ha indicato anche l’antitrust, infatti, sarebbe preferibile un “operatore di rete wholesale puro, che cede agli operatori di telecomunicazione servizi di accesso all’ingrosso in modo neutrale“.

Se la missione dell’ente sarà la posa della rete e la sua gestione (e non più la vendita delle utenze), sarà più facile investire anche in aree che finora Telecom ha ritenute poco interessanti perchè poco popolate e, quindi, economicamente poco appetibili. Il fatto che Enel lo possa fare sfruttando anche i tralicci esistenti, inoltre, fa ben sperare che i tempi possano essere relativamente brevi.

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