controllo gestione

Secondo la ricerca dell’Osservatorio ICT & Professionisti della School of Management del Politecnico di Milano, commercialisti, avvocati e consulenti del lavoro investono mediamente 6300 euro annui in tecnologia e di questi, solo il 26% è destinato all’innovazione. Il resto è imposto da adeguamenti normativi o semplice ammodernamento.

Benchè la crisi colpisca anche gli studi professionali causando un calo della redditività, commercialisti, avvocati ed altri professionisti non sembrano cogliere l’opportunità offerta dall’innovazione digitale per recuperare efficienza e sviluppare nuovi business. La molla che fa scattare l’investimento tecnologico è quasi sempre l’adeguamento a specifici obblighi di legge.
Di conseguenza ci si aspetta che nei prossimi mesi queste categorie di professionisti destineranno i loro investimenti ICT nella conservazione digitali dei documenti e nella fatturazione elettronica verso la Pubblica Amministrazione.
Investire in innovazioni ICT, evidentemente, non è ancora visto come un reale valore, nonostante il 45% dei loro clienti sarebbe disponibile ad investire nell’informatizzazione della relazione con lo studio professionale di riferimento. Essere portatori di queste innovazioni potrebbe rivelarsi, pertanto, un’arma in più da utilizzare per battere la concorrenza.

L’ICT negli studi professionali

Le tecnologie più presenti attualmente negli studi professionali sono:

  • i software per i flussi telematici (37% dei casi)
  • il sito internet (30% dei casi)
  • il controllo di gestione (27% dei casi)
  • la Gestione Elettronica Documentale (25% dei casi)
  • la Fatturazione elettronica verso la PA (25% dei casi)
  • la conservazione digitale a norma dei documenti (15% dei casi)

“Se si guarda però anche alle tecnologie dal maggior potenziale (sommando cioè quelle già presenti a quelle per cui c’è interesse nel prossimo periodo) si scopre come in testa ci sia la Fatturazione elettronica verso la PA (73%), seguita dalla Gestione Elettronica Documentale (68%) e dal sito internet (68%), più la Conservazione Digitale (63%)”. Cit. CorriereComunicazioni.it

Il controllo di gestione

La ricerca evidenzia anche un dato particolarmente anomalo: solamente il 29% degli studi professionali rileva il tempo impiegato nelle singole attività. Ciò apparte “strano” soprattutto in un periodo di minori profitti dove il controllo dei costi dovrebbe essere una delle prime attività di ogni azienda o professionista. Invece, il 30% del campione considera questa attività addirittura inutile.

Nel processo di innovazione degli studi professionali, avere visibilità dei costi e delle attività maggiormente profittevoli permetterebbe di ottimizzare spese e ricavi al fine di liberare risorse da reinvestire in ulteriori innovazioni, generando così un circolo virtuoso di investimenti e maggiori guadagni.

Leggi l’intero articolo di CorriereComunicazioni.itOsservatorio Ict & Professionisti: “Studi innovativi solo ‘per legge'”.

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