rivoluzione digitale

L’impatto della digitalizzazione sulla società costituirà un elemento di grande discontinuità con il passato, capace di sovvertire i rapporti di forza sui mercati, tanto che ci si aspetta che 4 incumbent su 10 perderanno la loro posizione dominante.

Questo l’esito di uno studio del Global Center for Digital Business Transformation, intitolato “Digital Vortex: How Digital Disruption is Redefining Industries” che ha tratto le proprie  conclusioni dall’analisi condotta su 941 business leader di 12 settori in 13 paesi (tra cui l’Italia) al fine di fotografare lo stato attuale della digital disruption, le prospettive e le conseguenze nei diversi settori economici coinvolti da questa rivoluzione.

Con “digital disruption” (termine coniato da Clayton Christensen) si indica “il momento in cui una nuova tecnologia origina il cambiamento di una determinata attività e modifica completamente il modello di business precedente”.

La digitalizzazione è un fenomeno talmente marcato e i suoi impatti saranno così forti da poter essere considerata un elemento di rottura: una digital distruption che ha il potenziale di cambiare radicalmente i mercati in cui interviene.
Martin McPhee, senior vice president, Cisco Consulting Services, ha dichiarato che “Ogni paese, ogni città, ogni impresa dovrà diventare digitale per competere e resistere nella nuova economia digitale”.

Secondo le stime di questo studio, questa “rivoluzione digitale” ha il potenziale stravolgere i rapporti di forza attualmente esistenti sui mercati più velocemente di qualsiasi altra forza nella storia, tanto da escludere nei prossimi 5 anni un considerevole numero di attuali incumbent.

Una nuova rivoluzione industriale?

Nel XVIII secolo, la concomitante disponibilità di infrastrutture (viarie e ferrate) necessarie all’approvvigionamento di materie prime e alla distribuzione veloce dei prodotti unita all’introduzione di nuove tecnologie in grado di soddisfare più velocemente ed a costi inferiori la domanda di una crescente popolazione diedero il via alla Rivoluzione industriale.
Similmente, nel XXI secolo, la concomitante disponibilità di infrastrutture (banda larga e ultralarga) necessarie all’approvvigionamento e alla distribuzione veloce di informazioni unita all’introduzione di nuove tecnologie in grado di soddisfare più velocemente ed a costi inferiori la domanda di una crescente popolazione di utenti (non solo singoli cittadini, ma anche aziende ed intere società), stanno dando il via alla “Rivoluzione digitale“.

Nel 18esimo secolo chi volle innovare, ad esempio passando all’utilizzo del telaio industriale, conquistò il mercato. Chi non percepì o non accettò il cambiamento in atto continuò a filare tessuti a mano e lentamente uscì di scena.
Questo è esattamente il rischio che corre chi sottovaluta i segni del cambiamento attuale.

Un accostamento troppo ardito?

Forse no e vista la velocità con la quale sta avvenendo questo cambiamento, non lasceremo “ai posteri l’ardua sentenza”, ma potremo verificarlo di persona.

La rivoluzione digitale che stiamo vivendo in questi istanti spazzerà fuori dal mercato 4 incumbent su 10 solo nei prossimi cinque anni. (fonte ForexInfo)

Nonostante ciò, il 45% degli intervistati non crede che la digital disruption sia un fenomeno da sottoporre all’attenzione della direzione aziendale.
Un approccio attendista testimoniato anche da fatto che, mentre si riconosce la digital disruption come una forma di progresso portatrice anche di rischio per l’impresa, solo il 25% dei soggetti inclusi nell’analisi descrive il proprio approccio come “proattivo”.

Quali forze muovono questo cambiamento?

Le forze motrici della digital disruption sono nuove start-up ben dotate di finanziamenti, aziende più proattive rispetto al digitale.
Michael Wade, Direttore del DBT Center e Professore di Innovation and Strategy sostiene che “non sono solo i modelli di business a cambiare: cambiano anche le catene del valore e le offerte di prodotto. La digitalizzazione non sta solo trasformando i vari settori, sta sempre più sfumando i confini fra di essi. Man mano che i diversi settori si avvicinano al “centro” del vortice digitale, le componenti fisiche – nella misura in cui ostacolano il vantaggio competitivo – si disperdono. Gli innovatori di maggior successo utilizzano un approccio “combinatorio” alla disruption: molteplici fonti di valore – costi, epserienza, piattaforma – sono fuse insieme per creare nuovi modelli di business dirompenti e ottenere guadagni esponenziali”. (fonte Cisco.com)

Il termine vortice digitale (“Digital Vortex”) descrive il modo in cui le aziende sono inevitabilmente portate verso il centro di questo fenomeno la cui forza trainante è creata dalla digitalizzazione in tutti i settori.

Che conclusione trarne?

La teoria del Digital Vortex sottintende un cambio di paradigma nella business strategy aziendale.
Accettare oppure no questa rivoluzione digitale, che le si voglia dare o no la stessa rilevanza della rivoluzione industriale di 3 secoli fa (su questo attendiamo i commenti degli utenti), potrebbe essere determinante per mantenere o, perchè no, guadagnare posizioni di mercato. Digitalizzarsi, infatti, già adesso permette di ridurre i costi di gestione, velocizzare le funzioni aziendali, avvicinarsi a nuovi mercati, permettere l’inclusione e la partecipazione sociale.

Non a caso, la digitalizzazione è una delle vie indicate dagli analisti economici, dai governi e dalla stessa UE per guadagnare competitività e creare sviluppo.

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