montecitorio

Qual’è la “ragion d’essere” di qualsiasi agenda, anche quella della Smemoranda che compravamo in cartoleria quando andavamo a scuola? Credo sia sempre stata l’organizzazione dei fatti attraverso le date, necessarie a definire impegni ed appuntamenti.

Lo stesso dovrebbe essere per Agenda Digitale: una serie provvedimenti intesi a far fare al Paese un balzo in avanti sulla strada della digitalizzazione per recuperare competitività rispetto ai paesi più evoluti (digitalmente parlando) della UE. Da essa potrebbero dipendere la semplificazione della PA, gli incentivi alle imprese che innovano, lo snellimento delle procedure burocratiche e molto altro ancora.

Purtroppo, l’Agenda Digitale sta accumulando ritardi rispetto alle poche date fissate originariamente: qui riportiamo la tabella che riassume lo stato dell’arte pubblicata dal sito www.agendadigitale.eu.

Parlamento italiano

L’avvio di Agenda Digitale italiana dipende dall’approvazione di alcuni provvedimenti che giacciono in attesa di un decreto attuativo. La burocrazia italiana sicuramente ci sta mettendo del suo (questo articolo di Myrta Merlino ne fa una fedele caricatura) ma, anche la politica, forse, non sente forte la necessità di queste iniziative.

Ma perchè? In fondo tutti i massimi esperti concordano sul fatto che dalla maggiore digitalizzazione della PA e delle imprese deriverebbe un beneficio diretto in termini di produttività e competitività. Il problema, probabilmente, sta ne fatto che questa certezza appartiene solo a pochi addetti ai lavori (Unione Europea, analisti finanziari, conoscitori delle dinamiche di Internet, forse qualche politico), ma non è ancora sentita da chi potrebbe trarre beneficio da questa evoluzione: i cittadini e le imprese.

Sostenere che esiste un rapporto diretto tra banda larga e PIL o che l’anagrafe digitale porterebbe ad uno snellimento delle procedure burocratiche è un concetto piuttosto distante dal sentire comune. Forse è più “tangibile” il finanziamento a fondo perduto per le PMI che si digitalizzano, ma siamo sicuri che le aziende percepiscano le opportunità che deriverebbero dall’utilizzo della Rete e delle tecnologie “digitali”?

Forse, molte di esse sono rimaste deluse da precedenti annunci che promettevano ottimistici guadagni attraverso Internet e, quindi, si guardano bene da chi vuole far credere loro che ora digializzarsi è davvero una necessità.

Tuttavia, al giorno d’oggi, digitalizzarsi è necessario. Davvero. Lo è per il Paese che non può adagiarsi sulla propria inefficienza, lo è per le aziende che non possono rinunciare ad innovare se intendono almeno provare a rimanere nel mercato.

Altrove lo hanno capito e stanno investendo. L’Italia, pur con tutte le sue eccellenze, rischia di rimanere emarginata dalle opportunità di un mercato mondiale che è già digitale. I tradizionali canali di promozione e vendita sono stati affiancati da nuove forme di comunicazione sulla Rete, che sfruttano il web, i social media, le app e che, attraverso Internet (anche mobile), non sono più limitati né dallo spazio né dal tempo.

Per il nuovo Governo Renzi l’Agenda Digitale è una priorità, quindi siamo fiduciosi che anche la politica saprà riconoscere l’importanza di questo passaggio, anche se la gente comune ora potrebbe non percepirne il valore. Lo stesso Presidente Renzi, anticipando un prossimo evento da realizzare a luglio, ha ribadito che  “L’Agenda digitale è un tema che va affrontato con un appuntamento ad hoc. E’ giusto utilizzare il semestre della presidenza italiana in Europa anche per l’Agenda digitale”.

Intanto non sarebbe male se in questa Agenda Digitale iniziassimo a inserire qualche impegno concreto, uno su tutti potrebbe essere quel Digital Bonus che potrebbe permetterebbe a tante PMI di recuperare i fondi necessari a digitalizzarsi.

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