Siamo sempre in attesa dei finanziamenti a fondo perduto destinati alla digitalizzazione delle PMI, ma questi voucher da 10000€ (annunciati nel 2013) ancora non hanno trovato una copertura finanziaria.

Dopo che in autunno il Ministero per lo Sviluppo Economico aveva indicato i parametri necessari ad accedere a questi finanziamenti (parametri pubblicati anche in Gazzetta Ufficiale) avevamo davvero l’impressione che questi finanziamenti, attesi tanto dalle PMI quanto dagli operatori del mondo “digital”, fossero in dirittura d’arrivo. Invece, sono passati altri mesi (era il novembre del 2014 ed ora siamo a marzo 2015) ma nulla è accaduto.

Perchè questa attesa infinita? Benché sia chiara a tutti la necessità dell’Italia di recuperare il ritardo tecnologico e di competenze che favorirebbe la competitività delle imprese (in questi giorni il Governo ha parlato di un piano di investimenti dal 12 miliardi di euro per portare la banda ultralarga all’80% della popolazione), ancora non si trovano i 100 milioni per la copertura finanziaria di quelli che impropriamente alcune aziende chiamano “voucher digitali”.
Il fatto è che le coperture fin qui ipotizzate non sono ancora utilizzabili: Bruxelles, infatti, non ha ancora approvato il Programma Operativo Nazionale (PON) “Imprese e Competitività 2014-2020” e le risorse del “Fondo per lo Sviluppo e la Coesione” e del “Fondo di rotazione” sono bloccate in mancanza di una delibera del CIPE il quale, purtroppo, ritiene non vi siano sufficienti coperture per l’anno in corso.
Questa scarsa disponibilità fa un po’ a pugni con la montagna di denaro ipotizzata per l’ampliamento della banda, quasi fosse sufficiente ampliare la rete per colmare il divario di competitività delle aziende italiane.

banda ultralarga

Ben venga la banda ultralarga, ma attualmente la sua assenza non è il solo né il principale problema del “digital divide” italiano. Le piccole e medie imprese, primariamente, patiscono un ritardo di conoscenza nell’uso della rete e una scarsa comprensione delle sue potenzialità e i cosiddetti “voucher digitali” sarebbero un bell’aiuto. In un mercato globalizzato nel quali i concorrenti delle nostre PMI sono aziende che operano a livello internazionale che dimostrano di saper sfruttare le nuove tecnologie e la comunicazione digitale, infatti, le imprese italiane rischiano di trovarsi impreparate, poco competitive, antiquate.

Che senso può avere, quindi, una banda a 100 Megabit se alla fine ne beneficerebbero solo pochi grandi player? E’ come dotarsi di autostrade a 4 corsie quando solo pochi eletti hanno patente per guidare.

Prima della banda è opportuno che le PMI (che costituiscono il tessuto della nostra economia) percepiscano la necessità di digitalizzarsi e, successivamente, investano in innovazione e nello sviluppo di strumenti atti a sfruttare Internet: siti web, e-commerce, sviluppo di web marketing ecc. Senza questa competenza diffusa non c’è nemmeno la necessità di reti a banda ultralarga. Anzi, nel mercato globalizzato la banda ultralarga è potenzialmente un modo più veloce per i consumatori italiani di acquistare servizi all’estero se le aziende italiane non sono adeguatamente preparate a sfruttarla.

Con ciò non intendiamo dire che l’investimento sulla banda non sia utile, anzi. Però, se vogliamo incentivare l’utilizzo delle autostrade prima di tutto dobbiamo anche insegnare alla gente come si guida.

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