Un paio di settimane fa Google ha reso noti alcuni cambiamenti delle proprie politiche volti (a detta di Big G) ad una maggiore protezione dei dati degli utenti (tutti gli utenti) che utilizzano il search engine, attraverso la criptazione di tutte le ricerche per parola chiave, ad eccezione del “Pay Per Click” su AdWords. Tale processo, in realtà, è iniziato nell’ottobre 2011 quando Google ha annunciato di voler crittografare i risultati di ricerca di tutti i propri utenti (inclusi quelli registrati sui prodotti di Google come Gmail e Youtube) per proteggerne la privacy.

Google sostiene che quanto deciso è pensato per una maggiore tutela dell’utenza. Secondo alcuni analisti, però, si tratterebbe di una azione volta a bloccare l’accesso alle informazioni da parte dell’NSA (l’agenzia di sicurezza nazionale americana). Proprio lo scorso giugno Big G era stata accusata di dare accesso ai propri database per le attività di spionaggio di questo ente, come riportato nell’articolo di Marketing Land [En].

Ma ciò cosa comporta? Per l’utente comune cambia poco o nulla, se si eccettua una maggiore tutela delle informazioni legate alle proprie ricerche sul motore di Google. Per gli operatori di web marketing, invece, significa dover rinunciare ad informazioni fin qui fondamentali per impostare le strategie di comunicazione e marketing.

L’impatto è notevole. Se in America l’utilizzo di Google si attesta al 65% del totale delle ricerche, in Italia si arriva oltre il 90%. Sostanzialmente, meno del 10% delle ricerche effettuate potrà, perciò, essere analizzato. Non sarà più possibile sapere quale parola ha ricercato l’utente per giungere su una pagina e, conseguentemente, sarà molto più complesso decidere quali keyword utilizzare per veicolare maggiore traffico sui propri siti web.

E quindi? Cosa può fare un web marketer dal momento che non c’è modo di modificare le politiche di Google? 

  1. Anche se non sarà più possibile verificare le singole parole chiave, il traffico di ricerca proveniente da Google può, comunque, essere quantificato attraverso strumenti di analisi quali Google Analytics (che utilizza anche BeeCube), HubSpot, ecc, pertanto sarà sempre possibile verificare l’impatto che avranno sui flussi di utenti le modifiche apportate ai contenuti.
  2. Una parte dell’utenza, per quanto piccola, continuerà ad utilizzare strumenti diversi da Google (Yahoo, Bing, Virgilio) e le keyword che utilizzeranno potranno ancora essere verificate.
  3. Se si utilizza il marketing “Pay Per Click”, collegando il proprio account di Google Analytics con l’account AdWords, è ancora possibile accedere ad una grande quantità di informazioni sull’utilizzo delle parole chiave da parte degli utenti.

E’ sicuramente più difficile fare affidamento sull’analisi delle parole chiave, non solo per questo blocco imposto da Big G, ma anche perchè l’utente utilizza sempre più spesso complesse query di ricerca. E’ opportuno, quindi, verificare il traffico di ricerca in ingresso sulle singole pagine per dedurre l’efficacia dei contenuti pubblicati. Per fare ciò, se si utilizza Google Analytics, è opportuno specificare la pagina di destinazione come come “seconda dimensione” del report del traffico di ricerca.
Analizzeremo, pertanto, l’efficacia dei contenuti nel loro complesso che, in fin dei conti, è il risultato che ogni operatore di web marketing dovrebbe ricercare.

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